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Carlo Cibaldi, testamento di un erboraio

Sono la moglie Teresa e il primogenito Domenico i destinatari del “Testamento di un erboraio”, diario di un raccoglitore di erbe spontanee valtrumplino. Al figlio in particolare raccomanda di non abbandonare “del tutto la professione dell’erboraio perché quantunque al presente frutti poco, però il guadagno è ancora più lucroso e di meno fatica del legnaiolo e del giornaliero e del portino del carbone”.

Vissuto a Pian di Bovegno fra il 1841 e il 1919Carlo Cibaldi aveva come orizzonte della sua vita familiare e lavorativa i boschi e i pascoli dell’alta Valle Trompia dove esercitava le professioni di erboraio appunto e di uccellatore (chi cattura vivi gli uccelli di varie specie e li commercia).

Nel dicembre del 1889, a soli 48 anni, teme per la sua vita a causa di un non meglio precisato peggioramento della sua saluta; la paura per il futuro della sua famiglia lo spinge a scrivere un memoriale in cui raccoglie i dati, le conoscenze, i segreti della sua piccola attività: dove raccogliere le piante spontanee e quando, quali è essenziale coltivare come la Belladonna la cui vendita dà sempre buoni proventi, ma va venduta ben verde, quando è necessario recarsi dai farmacisti di Brescia per raccogliere gli ordini, come gestire le richieste provenienti dall’estero (il Cibaldi vendeva a tal Rizzinelli Felice di Roncone la radice di Aconito Napello e a quel tempo Roncone era parte dell’Impero austro – ungarico), a quali prezzi vendere per avere un buon margine di guadagni, i contratti e gli affitti per i boschi, i rapporti con i soci.
Insomma un vero e proprio libretto di istruzioni per l’esercizio della professione dal quale emergono l’amore e la stima per la moglie che contribuisce in maniera determinante al suo lavoro; il desiderio e la preoccupazione che anche gli altri sette figli oltre al suo primogenito trovino una buona sistemazione di vita e professionale. Fortunatamente, nonostante i suoi timori, Carlo Cibaldi visse ben oltre le sue aspettative e continuò a scrivere per ben sedici anni il suo diario che non solo rappresenta un piccolo mondo familiare e professionale, ma costituisce anche una preziosa fonte sulla raccolta delle erbe spontanee e sul loro uso.

Il diario di Carlo Cibaldi è stato pubblicato la prima volta nel 1986 con una prefazione di Natalia Ginzburg a cura delle Edizioni Studio Tesi di Pordenone ed è stato ristampato nel 1995.

 

Titolo     Testamento di un erboraio di Carlo Cibaldi
Autore   Carlo Cibaldi
Genere  Cucina, enogastronomia locale
Editore  Edizioni Studio Tesi di Pordenone

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