Il Quinto Quarto libro Le donne del lago Grafo foto Marioli

Le donne del lago

Le “donne del Lago” è il racconto corale di una generazione di lavoratrici, madri, mogli, figlie nate a Montisola e nei paesi rivieraschi del Sebino fra gli inizio del Novecento e i primi anni Trenta. E’ un racconto in presa diretta perchè l’autrice – Rosarita Colosio – ordina e trascrive le testimonianze dirette di Maria, Francesca, Agnese, Adelaide, Regina, Celestina (solo per citare alcuni dei nomi) lasciando emergere la loro voce, i loro toni, il loro registro.

© ph. Matteo Marioli

Il contesto storico dal quale escono il racconti è quello degli anni delle due guerre mondiali e dei primi anni Cinquanta; quello sociale abbraccia in prevalenza le famiglie dei pescatori e dei contadini; quello produttivo focalizza l’attenzione sul servizio domestico (molte delle donne erano “a servizio” presso famiglie benestanti o lavandaie) e sulle fabbriche – filatori e retifici – in cui queste donne lavoravano non per sostituire gli uomini, ma perchè le loro capacità e abilità erano necessarie e sfruttate.
Non è un caso, dunque, che nel volume le testimonianze siano suddivise proprio per contesto lavorativo.
Molti i tratti comuni: l’abbandono della scuola appena concluse le classi obbligatorie (terza elementare per le più anziane, quinta per quelle delle generazioni successive), l’età precosissima in cui inziano a lavorare (10, 11, 12 anni), la necessità di contribuire al mantenimento di famiglie davvero numerose (in quante dicono “era la più grande di 6 o 7 o 8 fratelli e dovevo lavorare per aiutare”, senza possibilità di scelta); le condizioni di lavoro durissime con turno lunghissimi, paghe poverissime; il lavoro domestico che è altrettanto faticoso e deve essere sbrigato prima o dopo la giornata lavorativa.
Questa quotidianità fatta di fatica e sacrifici non riesce, però, a sciacciare la vitalità delle canzoni e delle confidenze scambiate sulla strada per andare a lavorare (“era l’unico momento che avevano tutto per noi” dicono in molte); il piacere dello stare insieme nella stalle d’inverno e nelle vie di Peschiera Maraglio nelle altre stagioni a lavorare le reti; la soddisfazione di poter avere del denaro per sè per conorare le scarpe invece degli eterni zoccoli, il cappotto, la dote (era consuetudine dare in casa lo stipendio percepito in fabbirca, ma di poter tenere per le proprie spese quello guadagnato con il lavoro a cottimo che si faceva a casa); l’orgoglio di essere riuscite a “far casa”.
In questo mondo gli uomini – mariti e padri- restano sullo sfondo e sembrano non avere un grande ruolo nella quotidianità. Emergono, invece, i racconti delle donne che per caso, per fortuna o per necessità si sono trovate a fare o addirittura a inventare un impiego non convenzionale: le barcaiole, la contrabbandiera, le “pescarine” (venditrici di pesce a domicilio) o addiruttura la “portatrice di valigie”.
La fatica, l’impegno, i sacrifici non sono minori di quelli delle altre “Donne del Lago”, ma leggendone i racconti sembra davvero di sentirle respirare e vivere con maggiore libertà mentre remano fra la costa e Montisola o corrono in bicicletta a vendere il pesce o la grappa.

 

 

Titolo    Le donne del Lago (1880-1960)
Autore  Rosarita Colosio
Genere  Storia – Lavoro – Società
Editore Grafo 2006

 

Condividi l'articolo

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email