© ph. Matteo Marioli

La meraviglia del vetro

L’ARTE DI MURANO NELLA COLLEZIONE BROZZONI
Se il vetro fosse una specialità gastronomica, potremmo dire che è un piatto semplice, della tradizione, fatto con pochi ingredienti e per il quale fa la differenza, nel risultato e nella qualità, chi tratta e chi cucina le materie prime.
Pochi altri materiali, infatti, sono in grado di mostrare in modo così evidente come l’abilità artistica e il genio artigiano riescano a creare meraviglie da inerti come la sabbia silicea, il carbonato di calcio, la soda.

Una sala della Pinacoteca Tosio Martinengo @ ph. Matteo Marioli

Per convincersene basta arrivare nella cosiddetta sala degli specchi (la tredicesima) della Pinacoteca Tosio Martinengo: qui è esposta una ricca selezione di manufatti in vetro provenienti dalla collezione Brozzoni. É uno dei molti tesori d’arte che non ci si aspetta da Brescia e dalla sua storia, ma come spesso accade stupisce per la sua bellezza e la sua rarità.
Nell’ampia e luminosa vetrina fanno bella mostra di sé una quarantina di esemplari che documentano l’evoluzione dell’arte vetraria di Murano dal XVI al XVIII secolo, le tipologie di oggetti prodotti e gli ingegnosi sistemi di lavorazione. Si riconoscono coppe con piede, calici, piatti e tazze, secchielli, ampolline, zuccheriere, bottiglie, ma anche le curiose trembleuses – tazzine la cui base entra in un incavo ricavato nel piattino – che si diffusero nel Settecento per bere la cioccolata.

I vetri in calcedonio fra cui le curiose trembleuses © ph. Matteo Marioli

Ci sono i vetri più antichi, i cosiddetti “soffiati schietti”, trasparenti o, al più, decorati con foglie d’oro o smalti, che compaiono spesso anche nelle opere pittoriche di Romanino e Moretto a testimoniare il legame e gli scambi fra la nostra città e la laguna veneta in epoca rinascimentale.

Coppa su piede in cristallo ( i vetri “schietti” ) con decorazioni in smalto @ ph. Matteo Marioli

Stupiscono per la loro contemporaneità gli oggetti in vetro calcedonio, particolarmente difficile da realizzare ma decisamente d’effetto: dal fondo scuro e opaco emergono striature più chiare di diverse tonalità cromatiche ad imitare l’agata.

© ph.Archivio Brescia Musei

Di vetro calcedonio è l’elegante vaso da fiori prodotto fra la fine del Cinquecento e l’inizio del secolo successivo, che ha una bocca centrale e tre beccucci più piccoli per disporre i fiori a corona. Sono notevoli anche gli esemplari in cui il calcedonio è arricchito da macchie della cosiddetta “avventurina” un vetro realizzato a Venezia dal 1620 e caratterizzato da pagliuzze dorate che ricordano il brillio delle pietre preziose. I trattati di arte vetraria dell’epoca dicono che la sua lavorazione era così complessa e i risultati tanto incerti che essa riusciva “più per ventura (ovvero fortuna) che per scientia”.

Coppetta, flaconi e bottiglia  con lavorazione “avventurina” © ph. Matteo Marioli

Ci sono poi esempi di lavorazione del cristallo a punta di diamante nei quali il graffito traccia motivi decorativi figurati che mutano a seconda delle epoche, c’è il vetro lattimo che imita la porcellana, opaco e bianco è usato da solo o per intarsi, c’è il vetro opalescente che dà agli oggetti una consistenza iridescente.
Frutto di quel collezionismo colto e appassionato che ha caratterizzato Brescia nell’Ottocento, la raccolta di vetri fu lasciata da Camillo Brozzoni ( 1798 – 1863) al Comune con legato testamentario datato 23 gennaio 1863.
Esposta al pubblico già sul finire dell’Ottocento, ebbe un successo immediato anche per il suo valore storico e pedagogico. Nell’epoca del revival i maestri muranesi venivano in città per studiarne le tecniche e i modelli in modo da poterli riprodurre.
Un’idea che può essere ancora valida vista la qualità dei pezzi esposti nelle sale della Pinacoteca che non sfigurerebbero in un show room di design contemporaneo!

Preziosi calici in cristallo della collezione Brozzoni @ ph. Matteo Marioli

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