© ph. Matteo Marioli

Il golfo di Salò: tra natura, arte e paesaggio…

QUEL FASCINO DISCRETO DI UN PAESAGGIO SENZA ETÀ
Chi consoce il tracciato della Gardesana occidentale e si trova a percorrerla vero nord, aspetta e pregusta il momento e il punto in cui il lago appare, per la prima volta, a destra della carreggiata. E se è una di quelle giornate fatte di cielo terso, di luce cristallina che taglia il profilo del paesaggio e dà all’acqua la consistenza di uno specchio è impossibile non restare ammaliati e fermarsi ad ammirare il Garda che si svela in una delle sue insenature più belle, quella del golfo di Salò.
Non solo, se si ha la fortuna di avere qualche ora libera per lasciare la strada e scendere verso la cittadina lacustre la magia è compiuta perché il borgo antico di Salò fa sintesi della bellezza della natura e del fascino dell’architettura e della storia.
Cittadella fortificata in epoca medievale, capitale della Riviera in età veneta, raffinato centro turistico durante la Belle Epoque, il paese conserva tracce del suo vissuto secolare e le mostra a chi abbia voglia di scoprirle fra i negozi eleganti, le piazze accoglienti e il lungolago.

Salò, vista dalla sponda opposta del golfo © ph. Matteo Marioli

SALO’ ANTICA
Il medioevo
dei primi secoli dopo il Mille ha dato forma all’abitato: stretto e lungo sembra aggrapparsi alla sponda del lago. Il suo perimetro era protetto, su tre lati dalle mura. Ovviamente anche l’acqua faceva la sua parte e un fossato cingeva il perimetro esterno delle mura. Nell’area oggi occupata da piazza Vittorio Emanuele II, la fossa era così profonda che anche l’acqua del lago vi penetrava fino a lambire le fortificazioni e creava una specchio d’acqua che, probabilmente, veniva usato anche per tenere al riparo le barche.

Piazza Vittorio Emanuele II e la Porta dell’Orologio © ph. Matteo Marioli

Interrata completamente nel 1613, la fossa lascia un toponimo non ufficiale, ma ancora corrente e vitale per indicare quest’area cittadina che immette nel centro storico vero e proprio attraverso la Porta dell’Orologio.
Già esistente nel XV secolo, essa fu completamente ristrutturata dal Comune di Salò fra il 1762 e il 1772 per installarvi un orologio pubblico che ancora la orna. Di aspetto severo e militaresco nell’arco passante, la struttura architettonica diviene più aggraziata nella parte superiore e, nel suo insieme, dà inizio all’antica via di Sotto (oggi suddivisa fra le vie G. Fantoni, M. Butturini e San Carlo) che attraversa il borgo secondo la direttrice sud – nord e ne esplicita l’anima medievale. La affiancano, infatti, case strette e alte, palazzetti dai robusti portali in pietra decorati che non lasciano intuire gli interni, strade e passaggi stretti, scalinate sotto archi passanti e le “tresande “ ovvero viette disposte a pettine rispetto alla strada principale, che definiscono isolati e contrade.

La Porta del Carmine © ph. Matteo Marioli

L’altro capo della via di Sotto è segnato dalla Porta del Carmine fatta di conci bugnati e sormontata dal Leone di San Marco. Le sue dimensioni contenute esplicitano un’estensione piuttosto limitata del borgo stesso.

Il Duomo di Salò © ph. Matteo Marioli

La costruzione certamente più ampia dell’abitato antico è la cattedrale di Santa Maria Annunciata che fu costruita a partire dal 1453 su progetto dell’architetto Filippo delle Vacche da Caravaggio.
Specchio dell’ambizione della municipalità salodiana di diventare sede vescovile oltre che capitale della Riviera, la fabbrica del Duomo si arricchì di quanto di meglio il mercato dell’arte contemporaneo potesse offrire a partire dalla struttura stessa della chiesa che costituisce uno degli esempi meglio conservati dell’architettura lombarda fra Gotico e Rinascimento.
Anche per l’esecuzione del portale di ingresso principale venne coinvolto Gaspare da Cairano, lo scultore che, non solo nell’ambito della nostra provincia, seppe reinterpretare le forme della classicità evocandone e attualizzandone lo spirito e la grandezza. Una volta all’interno, la magnificenza dell’edificio non viene meno e la monumentale spazialità delle navate si accompagna alla ricchezza dell’apparato artistico che attraversa i secoli: dal polittico gotico di Guglielmo Veneziano al drammatico naturalismo del Crocifisso attribuito a fra’ Paolo Moerich, all’ancona lignea di Bartolomeo di Isola Dovarese e Pietro Bussolo le cui statue furono “colorite” da Vincenzo Foppa, ai dipinti di Zenone Veronese, Romanino, Palma il Giovane, Andrea Celesti.

Il Duomo di Salò, fra Gotico e Rinascimento © ph. Matteo Marioli

TRA RCHITETTURA E GUSTO, LA SEDUZIONE DELLO CHARME MODERNO SALODIANO
Lasciato il Duomo si può idealmente abbandonare anche la Salò antica e affacciarsi su quella moderna percorrendo il lungolago progettato dall’ingegner Antonio Fuchs e inaugurato nel 1906 dopo che il violentissimo terremoto del 30 ottobre 1901 distrusse molto del tessuto urbano del paese soprattutto lungo il litorale. Le case affacciate direttamente sull’acqua, lasciarono il posto alla passeggiata e agli hotel che cominciano ad accogliere i turisti in ambienti ornati dai fiori e dalle volute liberty, dalla ricercatezza dei decori di inizio secolo ben esemplificati dall’ex Hotel Vittoria. Anche il Palazzo del Podestà, sede dal XVI secolo del Consiglio della Magnifica Patria, viene ridisegnato con la regia di Antonio Tagliaferri e assume le attuali forme neo rinascimentali.

Il Palazzo del Podestà © ph. Matteo Marioli
© ph. Matteo Marioli

A presiedere gli spazi moderni e contemporanei della cittadina, c’è, nell’omonima piazza, Giuseppe Zanardelli che tanto si impegnò per la ricostruzione dopo il terremoto. Lo statista è effigiato in una pregevole statua in bronzo realizzata da Angelo Zanelli nel 1905. Poco oltre il monumento che ricorda un altro protagonista della storia salodiana, quel Gasparo Bertolotti universalmente conosciuto come Gasparo da Salò che si contende l’invenzione del violino moderno con la liuteria cremonese.

© ph. Matteo Marioli

Dall’ottobre del 1943 all’aprile 1945, mentre imperversava la Seconda Guerra Mondiale Salo’ acquisì una notorietà del tutto particolare. Nel 1943 infatti vide la luce sulla riviera bresciana del Garda, tra Salò e Gargnano, la Repubblica Sociale Italiana, passata alla storia come Repubblica di Salò, l’estremo, disperato tentativo di Hitler e Mussolini di riorganizzare l’Italia fascista. La cittadina di Salò divenne quartier generale di due ministeri, quello degli Esteri, a Villa Simonini (oggi Hotel Laurin), e quello della Cultura popolare, a Villa Amadei e presso il palazzo della Croce Rossa a pochi metri di distanza dalla Porta del Carmine. Nell’ex collegio civico, l’imponente complesso di Santa Giustina c’era il comando della Guardia nazionale repubblicana dove oggi trova sede il Museo civico della Città il Mu.Sa. che racconta la storia della città di Salò e del suo territorio attraverso un percorso cronologico articolato dall’età romana ad oggi.
Non si può negare anche uno sguardo al cimitero monumentale progettato da Rodolfo Vantini , che si adagia fra lago e monte come la città e le fa da contrappunto.
Prima di lasciare Salò e riprendere la strada, un consiglio: lasciatevi sedurre anche dalla cucina del posto non solo e non tanto per gustare buoni piatti del territorio, ma soprattutto per assaporare ancora oggi tutto il gusto del passato (ri)scoprendo ricette storiche, specialmente a base di pesce di lago, come le alborelle, fritte, oppure seccate al sole e poi cotte nel fomoso “Sisàm” ma anche  sardine in “saor”, tinche, persici (guarda qui il videoracconto della ricetta del persico), cavédani e coregoni sono pronti a sorprendere i palati più esigenti magari abbinandoli ai noti vini locali, dal Chiaretto al Lugana passando per il Groppello.

Il bellissimo Lungolago salodiano © ph. Matteo Marioli

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